La Comunità Montana Fontanabuona e soprattutto l’Ecomuseo dell’Ardesia se pur chiusi ormai da diversi anni prosperano ancora grazie al web.

L’equivoco sopravvive in rete

Recentemente la rivista mensile “Bell’Italia” ha proposto un interessante servizio su Chiavari e una pagina con cartina dedicata alla Ciclovia dell’Ardesia. Ottima cosa per la Fontanabuona, nonostante a causa delle numerose interruzioni avvenute a seguito di frane e smottamenti il percorso ciclabile non versi in buone condizioni. Ma la notizia interessante o per lo meno curiosa è un’altra, tra i punti di riferimento cui potersi rivolgere per avere informazioni è citato in bella evidenza l’Ecomuseo dell’Ardesia, con tanto di numero di telefono. Un vistoso errore dei redattori? Le cose non stanno in questi termini.

Infatti su internet basta cliccare su “Ecomuseo dell’Ardesia” per trovarsi di fronte ad una serie di siti che danno come attiva questa realtà che ormai fa parte del mondo dei sogni e dei ricordi. Recentemente la proprietaria che ha acquistato ed è intenta a sistemare il “baracun” presso la cava di Isolona di Orero ha confermato come, ogni tanto, arrivano turisti, persino stranieri, per vedere ciò che da anni ormai non c’è più. Si potrebbe dire, oltre il danno la beffa. Inoltre lungo la strada “225 della Fontanabuona” sono ancora presenti i cartelli con le frecce che indicano l’Ecomuseo. Come, del resto, abbondano vistosi pannelli della Comunità Montana, seppure (per fortuna) ormai quasi illeggibili. Gli uni e gli altri nessuno li ha tolti, e nessuno si prende la briga di farlo. Evidentemente anche in questo caso si tratta di assumersi una gravosa “responsabilità”. Con il risultato che, chi è perito sul campo, finisce di essere ancora vivo nelle rete e cartellonistica. Un modo come un altro per tenere vivi sopiti ricordi.