Due settimane in Ruanda, la nostra giornalista racconta la realtà del Paese africano a 20 anni dal genocidio.

La visita al centro di accoglienza gestito dall’Opera Madonnina del Grappa

Due settimane in Ruanda (Africa Centrale): un tempo relativamente breve per conoscere a fondo luoghi, persone, odori. Ma sufficiente per capire di essere nel posto giusto al momento giusto.
Il Centro di spiritualità padre Enrico Mauri “Opera Madonnina del Grappa” di Sestri Levante, di cui Rita de Micheli è la responsabile generale, gestisce da diversi anni un centro di accoglienza a Kicukiro, a pochi chilometri da Kigali, la capitale del Ruanda, e un altro a Karenge, in aperta campagna. La missione della “Madonnina del Grappa”, di cui le oblate sono membre, è quella di aiutare principalmente donne in difficoltà, oltre che mostrare un percorso di avvicinamento a Dio. Grazie alla loro accoglienza e ospitalità, Marco ed io abbiamo avuto la possibilità di conoscere le attività e i rapporti portati avanti dalla Madonnina del Grappa sul territorio ruandese.

Ricordo con gioia la visita alla scuola primaria religiosa “Ecole Inguscio Cherubino Gabriele” di Karenge. Il preside Andrè Mbonabucya ci ha permesso di entrare nelle classi e incontrare i bambini. Quaranta piccoli allievi per classe. Abbiamo parlato loro in inglese o francese. Erano curiosi di sapere com’è l’Italia e come trascorrono il tempo libero e quali materie studiano i bambini italiani. Poi la visita alle famiglie. Un momento di incontro umano forte e difficilmente riassumibile in poche righe. Persone ospitali e sorridenti, nonostante le grandi ferite alle spalle.

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Importante è stato affrontare il tema “genocidio”, delicato e ancora caldo. La chiesa di Nyamata, oggi memoriale, è un luogo simbolo del genocidio, dopo che nel 1994, furono uccise centinaia di persone che si erano rifugiate al suo interno.

La “Madonnina del Grappa” porta avanti un percorso umano immenso, talvolta ostacolato dalla mancanza di risorse economiche. Un’offerta- anche piccola- da parte di tutta la comunità del Tigullio, destinata ai due centri ruandesi sarebbe di grande aiuto per poter portare a termine progetti attualmente in corso.

Francesca Caporello