Ora i camoglini possono indire un Referendum Consultivo. Ci sono voluti 18 anni. Passata in sordina, l’iniziativa rappresenta un felice epilogo, dopo anni di richieste da parte di opposizione e associazioni.

Dopo diciott’anni di attesa Camogli può indire il referendum consultivo

Il «Comitato spontaneo per la tutela del territorio, salviamo il paesaggio» aveva anche inviato, in merito, un atto di ‘diffida ad adempiere’ al sindaco Francesco Olivari e contestualmente al difensore civico della Regione (raccogliendo firme) trovandosi più volte nell’impossibilità di coinvolgere la popolazione, attraverso questo strumento di espressione. «Una follia perpetrata sempre dalle stesse persone – chiosa il portavoce Antonio Leverone , spesso ad assistere alla commissioni-. Dopo anni di sollecitazioni, finalmente abbiamo il regolamento».

In vigore da luglio 2000, modalità integrata nel 2009 con l’articolo 71 che prevede la possibilità di indire referendum consultivi, era senza regolamento e voto in consiglio comunale, per l’adozione. Il 9 giugno 2015 il difensore civico Francesco Lalla ha anche sollecitato l’amministrazione a ‘provvedere ad una pronta emanazione del relativo regolamento di attuazione, conformemente a quanto previsto nel proprio statuto’, minacciando di inviare un incaricato ad acta. E’ frutto di un lungo e difficile lavoro in commissione consiliare, presieduta da Claudio Tolu; membri: Elisabetta Caviglia,Elisabetta Pinotti , Agostino Bozzo, Giovanni Cichero. Bellagamba ha sottolineato gli sforzi di decenni passati, dei colleghi della vecchia minoranza: Magnani, Canevello, Rizzi, Camozzi, che: ‘Hanno combattuto duramente per riuscire a ottenere l’approvazione del Regolamento, definito all’articolo 71: partecipazione popolare e diritto all’informazione’.

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Lunedì 13 marzo il parlamentino, a pochi mesi dallo scioglimento, lo ha approvato: astenuti Bozzo e Bellagamba, che insistono sul 13%, 736 firmatari, considerato l’Aire (residenti estero). Votato il 16%: 896 firmatari. «Anche a noi non soddisfa la percentuale – chiude Leverone – perché sarà più difficile raccogliere le firme, ma almeno lo strumento esiste». Al prossimo sindaco, la nuova stagione di partecipazione.