Gli episodi sono due, simili se pur non uguali, e interessano privati cittadini chiamati a mettere mano al portafoglio per garantire l’incolumità pubblica.

A Terrile smottamento, il privato paga

Lungo la strada di Terrile si è verificato uno smottamento. Le cause vanno senza dubbio ricercate nel fatto che quando venne realizzata la strada, parliamo del secolo scorso, il Comune non predispose nessuna cunetta di scolo e men che meno un muro di contenimento. Conseguentemente, nelle settimane scorse, si è verificata una frana. Ora a pagare dovrà essere il padrone del terreno a monte chiamato a costruire persino un muro in pietre a vista.

Ad Altare analogo episodio

Analogo episodio in località Altare. Negli anni Cinquanta i proprietari del bosco furono espropriati di un appezzamento per realizzare la strada. Conseguentemente il Comune costruì un muro in pietre a monte. Dopo decenni il muro presenta un pericoloso spanciamento con evidenti rischi di crollo. Anche in questa occasione a pagare sarà il privato, diventato proprietario di un terrapieno non suo, realizzato dopo che gli era stato tolto del terreno. Al riguardo nel 2010 il Consiglio di Stato ha però precisato come «tagliando in due porzioni il terreno mediante scavi a mezza costa, ossia mediante sbancamento di terreno a monte e riporto di terreno a valle», non possono trovare applicazione, le norme del diritto comune e in specie l’art. 887 del c.c. che presuppone che il dislivello tra i due fondi abbia origine naturale. Insomma va bene “cornuti e mazziati”, ma a quanto sembra ci sarebbe da discutere su eventuali ordinanze che obbligano i possidenti al ripristino.